Le idee dipietriste di D’Alema e Bersani per “salvare” il Pd da Vendola

Com’è noto Massimo D’Alema e Nichi Vendola non si parlano e quasi non si salutano. Il primo imputa al governatore della Puglia il fatto di avergli rotto le uova nel paniere proprio mentre cercava di agganciare Pier Ferdinando Casini. Il secondo non perdona all’ex presidente del Consiglio il tentativo di emarginarlo dai giochi della politica italiana. Morale della favola, i due non si sopportano proprio più.
12 AGO 20
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Proposta indecente. Com’è noto Massimo D’Alema e Nichi Vendola non si parlano e quasi non si salutano. Il primo imputa al governatore della Puglia il fatto di avergli rotto le uova nel paniere proprio mentre cercava di agganciare Pier Ferdinando Casini. Il secondo non perdona all’ex presidente del Consiglio il tentativo di emarginarlo dai giochi della politica italiana. Morale della favola, i due non si sopportano proprio più. Ma gli amici dell’uno e dell’altro mantengono comunque un esile filo di rapporto tra Vendola e D’Alema. E questi amici hanno fatto sapere al presidente della giunta regionale pugliese che veramente, alla fine, se le cose precipitassero e non si riuscisse ad andare a un governo tecnico decente, si potrebbe mettere insieme la santa alleanza che va dalla sinistra a Futuro e Libertà di Gianfranco Fini, passando, ovviamente, per l’Udc di Casini. Possibilmente, è questo l’auspicio di Massimo D’Alema, senza Antonio Di Pietro. Ma Vendola ha già spiegato che un’ipotesi del genere lui non può neanche prenderla in considerazione per un nano secondo.
Primarie. Anche i sondaggi lo dicono: più della metà degli elettori del Partito democratico sarebbero dispostissimi a votare per Nichi Vendola candidato premier. E’ chiaro che poi, se alle primarie, vi fosse la gran tenzone tra il presidente della regione Puglia e Pier Luigi Bersani una parte di quelli che adesso indicano Vendola finirebbero per votare il segretario del Pd. Ma ciò non basta certamente a rassicurare il leader del Partito democratico. Qualcuno gli ha allora suggerito una possibile manovra per depotenziare il rivale della Sel. L’idea è quella di convincere a candidarsi alle primarie anche Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei valori, infatti, pesca in una fetta del potenziale elettorato di Vendola, soprattutto da quando non si occupa più di sola giustizia ma si è buttato sulla questione sociale appoggiando, per esempio, tutte le battaglie della Fiom. In questo modo il presidente della regione Puglia non riuscirebbe a sorpassare Bersani alle primarie e l’onore del partito sarebbe salvo.
Storielle dalla Capitale. Walter Veltroni, dopo essersi preso un po’ di paura per la reazione dei militanti del Pd al suo “strappo” nei confronti di Pier Luigi Bersani, adesso evita di tirare troppo la corda. Ogni volta che viene consultato per qualche decisione da prendere (già, ormai il gruppo dirigente ascolta anche lui per evitare di restare con un fianco scoperto) cerca di essere il più accomodante possibile. Non dice quasi mai di no, al massimo lascia intendere di avere qualche perplessità. In pubblico, poi, fa mostra di occuparsi solo dei grandi temi politici e sociali e di essere lontano dalle beghe del partito. Ma a Roma le cose vanno in maniera un po’ diversa. Ecco come. Il Partito democratico deve eleggere il segretario cittadino e la maggioranza bersaniana si è spaccata in tre. La segreteria appoggia il segretario uscente, Enrico Letta sostiene un altro e un terzo bersaniano, Eugenio Patanè, alla fine, si è fatto sponsorizzare dal tandem Walter Veltroni-Beppe Fioroni. L’ex leader del Partito democratico ha preso talmente a cuore la cosa che organizza cene, iniziative, incontri per il “suo” candidato. Incredibile per uno che dice che di non volersi occupare della politica spicciola…